Situazione in Polonia: Minaccia ai diritti fondamentali?




L’aborto è stato ed è, attualmente, uno degli argomenti più scottanti del dibattito pubblico in Polonia. I tentativi di ridurre al minimo l’interruzione di gravidanza sono stati sempre più frequenti negli ultimi decenni e l’ultima misura della Corte polacca, introdotta il 22 ottobre ed entrata in vigore mercoledì 27 gennaio, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso innescando, nuovamente, forti proteste.

Ma cosa è successo esattamente? Prima di entrare nel dettaglio è necessario, se non doveroso, fare un passo indietro e avere un quadro chiaro della situazione ripercorrendo insieme tutti gli avvenimenti che hanno portato a questi scontri:

  1. Tutto cominciò dall'anno 1989 quando i deputati conservatori con il supporto dell’episcopato polacco tentarono di criminalizzare l’aborto, depositando in parlamento diversi progetti di legge con l’obiettivo di tutelare la vita del nascituro. Successivamente, intorno al 1991 l’ordine dei medici polacchi approvò un codice etico che proibì ai medici di praticare l’aborto a meno che la gravidanza non fosse l’esito di un reato contro la persona o mettesse in pericolo la la vita o la salute stessa della madre.

  2. Il paese, dal 7 gennaio 1993, costringe sempre più donne a ricorrere all’aborto clandestino o al ricovero all’estero a causa della “legge sulla pianificazione familiare, la tutela del feto umano e le condizioni di ammissibilità dell’interruzione di gravidanza”, la quale rende l’aborto illegale in Polonia;

  3. Al tempo, gli aborti praticati legalmente si aggiravano intorno ai 2000 ma si stima che quelli clandestini arrivassero oltre gli 80mila casi all’anno;

  4. A distanza di tre anni, un nuovo parlamento di maggioranza socialdemocratica ha riformato la legge, senza però abolirla. Suddette riforme consentivano alle donne di compiere l’interruzione di gravidanza nel caso di pericolo per la vita della donna, di difetti gravi/letali del feto, di gravidanza come risultato di un reato oppure se la donna era in condizioni di vita difficili. In Polonia questa legge viene soprannominata “Compromesso sull’aborto”, ma di compromesso non ha nulla: il Parlamento non ha mai preso in considerazione le voci e i pareri delle donne;

  5. Il 22 ottobre la Corte costituzionale polacca sancisce l’illegalità dell’aborto anche nei casi di gravi e irreversibili malformazioni del feto andando ad annullare quello che è a tutti gli effetti un diritto fondamentale della donna;

  6. Milioni di persone, donne, collettivi studenteschi, associazioni per i diritti umani si sono riversate per strada occupando luoghi pubblici per protestare e riconquistare un loro diritto;

  7. Dopo una serie di rinvii, il 27 gennaio la legge entra in vigore con effetto immediato.

  8. In tutta questa situazione tumultuosa che ruolo gioca l’Europa?

  9. Possiamo affermare che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha affrontato più e più volte l’argomento del diritto all’aborto: basti pensare alla sentenza R.R. v. Poland del 2011, dove la corte europea si è pronunciata sul caso di una donna, madre di una bambina affetta da una grave patologia genetica.

È possibile riscontrare una criticità all’interno dei procedimenti della Corte di Strasburgo, ad esempio nell’art. 8, riguardante il rispetto della libertà privata. Può sancire un diritto all’aborto? Per la Corte è un categorico no, lasciando sempre agli Stati le valutazioni sul feto. Eppure, più e più volte, essa si è schierata contro la Polonia, condannando ripetutamente la violazione dell’articolo 8 in tema di aborto. È necessario che l’Europa abbia una linea definita sul come, quando e perché determinati diritti fondamentali vengano violati.

Se uno Stato inizia a non rispettare questi valori e a violare i diritti fondamentali, di quali strumenti dispone l'UE? Esiste l'articolo 7, pensato in un'ottica dissuasiva, dove si adotta una delibera con la quale viene fatto constatare una violazione grave o persistente di uno dei valori. A questo atto può seguire un'ulteriore delibera adottata dal consiglio a maggioranza qualificata che può emettere delle sanzioni.

Eppure, suddette procedure non sono mai state applicate. Tutte queste valutazioni sono di carattere politico, per cui le Istituzioni e gli Stati membri non hanno mai attuato questo strumento.


In questi ultimi giorni, apprendiamo da tutti i giornali che l’Europa si è scagliata nuovamente contro la Polonia, gli eurodeputati hanno condannato (il testo è stato adottato con 455 voti favorevoli, 145 contrari e 71 astensioni) la battuta d’arresto del 22 ottobre e tutt’ora condannano ciò che è successo il 27 gennaio: vi è un obbligo legale da rispettare e proteggere i diritti delle donne.


Per il Parlamento Europeo questa sanzione polacca metterà a rischio la salute di innumerevoli donne per svariate motivazioni:

  1. C’è il rischio che si ricorra nuovamente all’ aborto clandestino, pratica che comporta rischi innumerevoli (nel 2016 più di 43 mila donne sono morte per aborto clandestino);

  2. La mancata tutela dei diritti fondamentali delle donne;

  3. Il possibile collasso sistemico dello Stato di diritto.

Il comunicato stampa redatto il 26 novembre 2020 cita testualmente:

«Il PE sottolinea che, in linea con la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, le leggi restrittive sull'aborto violano i diritti umani delle donne. L’accesso tempestivo e incondizionato ai servizi di salute riproduttiva e il rispetto dell'autonomia e dell'indipendenza decisionale delle donne in materia di riproduzione sono fondamentali per tutelare i diritti umani delle donne e l'uguaglianza di genere.»


In una intervista la presidente della commissione per i diritti delle donne e per l’uguaglianza di genere del Parlamento Europeo, Evelyn Regner, ha così descritto la situazione: «Il Parlamento europeo ha ripetutamente chiesto che il diritto all’autodeterminazione del corpo sia sancito nella convenzione europea dei diritti dell’uomo e che i fondi dell’Unione siano collegati a criteri basati proprio sullo Stato di diritto. Dobbiamo opporci a tali attacchi ai diritti umani fondamentali nel cuore dell’Europa»



Articolo a cura di: Gian Marco Federico



Per approfindimenti:

- https://www.rivistailmulino.it/news/newsitem/index/Item/News:NEWS_ITEM:5426

- https://open.luiss.it/2021/02/04/non-solo-donne-a-protestare-nelle-piazze-polacche-la-sentenza-che-limita-ulteriormente-il-diritto-allaborto/