Presidenziali: il Perù diviso tra Covid19 e manifestazioni. I veri protagonisti? I giovani.


Mentre l’emergenza Covid19 rimane grave nel Paese latino-americano, viene eletto dal Parlamento un nuovo presidente: Manuel Merino.

Immediate le reazioni del popolo attraverso proteste in tutta la Nazione che hanno portato il governo a eleggere un nuovo Presidente centrista, Francisco Sagasti.

Ha fatto notizia in tutto il mondo l’elezione dell’ormai ex Presidente del Perù Manuel Merino in successione a Martin Vizcarra, sospeso dal governo per delle indagini su tangenti legate ad un periodo precedente al suo mandato (2014). La notizia della nuova presidenza ha portato però malcontento nella popolazione, in particolare nei giovani, i veri protagonisti di questa vicenda, stanchi di una politica corrotta e desiderosi in particolare di una rappresentanza più progressista.


Ciò che però è nata con l’intenzione di essere una semplice manifestazione pacifica si è immediatamente trasformata in un tumulto a causa della violenza della polizia sui manifestanti provocando diversi feriti e portando alla morte di due giovani studenti universitari, Jack Pintado (22 anni) e Inti Sotelo (24 anni).

È stata la morte di questi giovani ad aver portato il Parlamento a chiedere le dimissioni del Presidente che, con un messaggio alla Nazione, ha dichiarato di voler mettere fine al suo mandato nell’immediato portando quindi ad una nuova elezione.

Ma cosa sta succedendo in Perù?

A tal proposito riporto un’intervista fatta con Hugo A., un avvocato peruviano che lavora nella capitale, in modo da poter comprendere meglio cosa sta succedendo nel Paese andino, le cui manifestazioni non hanno fatto altro che mettere un riflettore su una Nazione che da decenni affronta diverse problematiche legate alla propria struttura sanitaria, alla propria economia e soprattutto ad una piaga di tanti Paesi dell’America Latina, la corruzione della classe politica e della classe dirigente.



Com’è la situazione sanitaria in Perù? E durante il periodo della pandemia cos’ha fatto concretamente il governo e Vizcarra per contenere i contagi?

L'attuale situazione sanitaria in Perù si è leggermente stabilizzata. I tassi di contagi e decessi da Covid 19 sono leggermente diminuiti, ma la diffusione della pandemia continua, l'emergenza sanitaria e i protocolli di prevenzione e cura sono ancora in vigore nei centri sanitari e negli ospedali pubblici, oltre che nelle strutture private. Gli studi effettuati dimostrano che, a parte la pandemia di coronavirus, l'anemia nei bambini, la tubercolosi, le infezioni respiratorie acute e la salute mentale sono i principali problemi di salute del Paese.

I dati diffusi dal Ministero della Salute il 14 novembre 2020 indicano quanto segue in relazione al covid-19:

  • 719 casi confermati nelle ultime 24 ore

  • 79 arrivi in ospedale

  • 54 deceduti

  • Fino a quel giorno, il bilancio delle vittime è di 35.231

  • Casi confermati: 937, 011

Il governo di Vizcarra ha adottato varie misure per fronteggiare la pandemia: ha dichiarato lo stato di emergenza il 15 marzo 2020, nove giorni dopo la verifica del primo caso di coronavirus; la popolazione è stata messa in quarantena per evitare il contagio e la folla. Sono state prese varie misure in materia di occupazione ed economia, come lo smartworking e le restrizioni all'attività produttiva; è stato disposto che le Forze Armate supportino la Polizia Nazionale affinché vengano eseguite le misure dettate; tutte le strutture sanitarie sono state messe in allerta, sono stati implementati i protocolli per la cura dei casi di coronavirus; gli ospedali erano abilitati. Le stanze dell'Unità di Terapia Intensiva sono state ottimizzate e sono state aumentate più unità di terapia intensiva, ecc. Ovviamente le misure adottate non sono bastate a contenere l'avanzata del coronavirus, ecco perché gli indicatori di contagio e morte nei primi mesi sono stati davvero molto forti. Oltre a ciò c'è anche la responsabilità di una parte della popolazione, che non ha preso molto sul serio le indicazioni fornite dalle autorità sanitarie.


Quali sono i limiti della vostra struttura sanitaria e cosa è stato fatto negli ultimi anni per cercare di riformarla?

In generale, posso dire che i principali limiti delle strutture sanitarie risiedono nella mancanza di allocazione di risorse finanziarie adeguate a coprire le spese per il loro funzionamento, sia in termini di risorse umane che di attrezzature necessarie per fornire assistenza ai pazienti. Inoltre, il sistema sanitario peruviano non è unificato, poiché abbiamo tre settori: il sistema sanitario del Ministero della Salute, il sistema sanitario EsSalud, che è per gli assicurati ed infine il sistema privato, delle cliniche private. In questo senso non c'è un orientamento centralizzato del sistema sanitario e ci sono sforzi e obiettivi diversi, il che ovviamente rende difficile una politica sanitaria coerente ed efficiente. Allo stesso modo, si può sottolineare che c'è una centralizzazione delle risorse umane - chiamiamole medici, infermieri, operatori sanitari, ecc. - a Lima e in alcune città urbane, mentre nelle aree remote e rurali, come in Amazzonia, ci sono pochi medici e personale sanitario, così come meno strutture sanitarie.


Si potrebbe affermare che ci sono privilegiati e non privilegiati per ciò che concerne le cure negli ospedali o tutti sono trattati allo stesso modo?

Ritengo che, in generale, il sistema sanitario sia discriminatorio.

Chi possiede maggiori risorse economiche può essere curato in cliniche private con attrezzature migliori, medici con solvibilità, cure immediate e una buona scorta di medicinali.

Chi non possiede i mezzi necessari si cura con il sistema pubblico, in cui però sono presenti gravi carenze di risorse umane, attrezzature e medicinali, e con alti problemi di concentrazione dei pazienti nelle strutture.

All'interno del settore pubblico però non ritengo ci siano privilegi, ma il problema è che come detto vi è un grande afflusso di pazienti e di conseguenza, la copertura risulta carente, oltre alla presenza di poche attrezzature, protocolli scadenti e altre tipologie di problemi.




Qual è l’opinione pubblica sull’impeachment per cui Vizcarra è stato indagato?

La corruzione è davvero una sorta di pandemia che colpisce molti paesi. Nel caso del Perù, l'opinione pubblica ha la percezione che l'intera classe politica e dirigente sia contaminata dalla corruzione, oltre ad altri settori. Nello specifico, rispetto a Vizcarra, parte della popolazione ritiene che sia contaminata anche da corruzione, perché diverse persone si sono presentate alla giustizia come effettivi collaboratori e hanno dichiarato che Vizcarra ha ricevuto tangenti, cioè denaro, per l'assegnazione di opere ad alcune società di costruzioni (fatti risalenti al 2014). Ci sono alcune prove iniziali di ciò che sono oggetto di indagine da parte del Ministero pubblico. Proprio per questo il Congresso della Repubblica ha dichiarato vacante la Presidenza della Repubblica.


I media (telegiornali) come trattano la questione di Vizcarra? Sono di parte?

I media hanno posizioni diverse. Un gruppo di loro si oppone apertamente a Vizcarra, altri sono più imparziali e un piccola parte in qualche modo non critica così tanto Vizcarra. Ma i media mainstream sono più inclini allo scandalo e al figurismo, e non sono necessariamente imparziali. Inutile dire che l'oggettività non esiste realmente nella stampa e nei media televisivi e radiofonici, ogni azienda ha un'opinione soggetta ai propri interessi economici.


Si parla di “golpe” da parte del Parlamento, è così?

Ci sono diverse posizioni:

  • Alcuni sottolineano che la dichiarazione di vacanza della presidenza Vizcarra sia un colpo di Stato perché la causa di vacanza per "incapacità morale" stabilita nella Costituzione politica del Perù non è stata adeguatamente configurata. Ecco perché il governo di Vizcarra ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale per chiarire questo aspetto.

  • Altri sottolineano che non via si stato alcun colpo di stato, ma che sia sia agito nel quadro dell'attuale Costituzione, poiché il presidente Vizcarra, sulla base delle prove a disposizione del Ministero pubblico, risulta coinvolto in gravi atti di corruzione motivo per cui non potrebbe continuare come Capo di Stato. Questo è il motivo per cui il Congresso ha dichiarato la carica vacante, con 105 voti dei membri del Congresso, con un totale di 130 parlamentari, ovvero la maggioranza dei membri del Congresso che ha votato a favore delle dimissioni del presidente Vizcarra.


I video delle manifestazioni in Perù hanno fatto il giro del mondo. Testimonianze affermano che si trattasse di giovani che manifestavano pacificamente, stanchi dell’ennesimo atto di corruzione da parte della classe politica peruviana. La risposta della polizia è stata però molto forte con morti e feriti e con i telegiornali che hanno fatto girare la notizia in modo da sottolineare che in realtà le manifestazioni siano state violante. Dove si trova la verità?

In questi ultimi giorni, dico giovedì 12, venerdì 13, sabato 14 e domenica 15 novembre 2020, ci sono state grandi manifestazioni pubbliche in tutto il Paese. Ci sono stati due morti e molti feriti, oltre ad alcune persone scomparse in queste manifestazioni. Sono scesi in piazza soprattutto i giovani. A Lima, l'azione della polizia è stata molto forte e ingiusta. All'interno del Paese, la polizia ha agito ai margini della prudenza e del rispetto del diritto di mobilitazione dei cittadini. In sintesi, la risposta della Polizia di Lima è stata molto violenta, tanto che il Pubblico Ministero ha già aperto le indagini per accertare la responsabilità dei morti e dei feriti, per la violenza delle azioni della Polizia Nazionale.




Credi che queste manifestazioni da parte dei giovani si possano considerare l’inizio di una qualche rivoluzione per cercare di ascoltare di più le nuove generazioni stanche della vostra classe politica e desiderose di avvicinarsi di più alla politica internazionale e a una classe più progressista?

Queste mobilitazioni hanno fatto si che il presidente Merino, che ha sostituito Vizcarra, presenti le sue dimissioni, perché ritengono che Merino ed i ministri che si sono insediati siano parte del problema poiché fanno parte della vecchia politica di interessi e di lobby. Questo è il motivo per cui oggi il Congresso ha eletto un nuovo presidente del Congresso, che domani presterà giuramento come nuovo Presidente della Repubblica. Il problema è che queste manifestazioni di massa sono azioni spontanee e senza direzione. Non esiste un forte sistema di partiti politici in Perù. I social network hanno svolto un ruolo importante nella richiesta di mobilitazioni. È possibile che tutte queste mobilitazioni e i sentimenti della popolazione, se perseguiti democraticamente, possano portarci a migliorare la situazione nel Paese. Ciò si rifletterà in qualche modo nelle elezioni generali che avremo nell'aprile 2021, dove verranno eletti il nuovo presidente della repubblica e un nuovo Congresso. Un'altra richiesta di una parte dei giovani è che ci sia una nuova Costituzione del Paese, per la quale dovrebbe essere convocata un'assemblea costituente. Questa è anche un'affermazione di alcuni gruppi politici.

Solo poche ore fa oggi è stato nominato un nuovo presidente del Congresso, Francisco Sagasti, che domani assumerà la presidenza della Repubblica in sostituzione di Merino, il quale alla fine dimesso grazie alle pressioni delle mobilitazioni cittadine in tutto il Paese, principalmente guidate dai nostri giovani.


In attesa di nuovi sviluppi da parte dei manifestanti e della popolazione ritengo sia doveroso mettere in luce un aspetto molto importante di quanto successo questa settimana. Il Perù con queste ultime notizie ha scosso la scena internazionale riportando attenzione laddove non c’era stata con la nomina dell’ex presidente Merino. Questo riflettore, questa luce e questa attenzione devono necessariamente andare però sui giovani, i ragazzi, le nuove generazioni, i veri protagonisti di quanto successo questi giorni. È stata la nuova generazione, quella considerata pigra e nulla facente a mobilitarsi, a far sentire la propria voce, a scendere in strada per far valere i propri diritti. Credo sia un aspetto fondamentale da sottolineare. Spesso noi giovani ci sentiamo alienati dalle vicende politiche del nostro Paese, da scelte che la maggior parte di noi vede come un “qualcosa troppo in là” su cui contestare. Quando arriva il momento di andare a votare tanti di noi infatti credono di farlo inutilmente ritenendo che la nostra voce sia un grido nel vuoto. Non è così. Dobbiamo essere consapevoli che ogni voto conta, ogni nostra voce conta, ogni nostra idea conta. Deve essere così. Dobbiamo essere consapevoli che il Paese in cui viviamo, anche se governato da persone che non appartengono alla nostra generazione, è affare nostro.

Una nostra eredità.

Saremo noi i politici, gli ingegneri, gli avvocati, gli imprenditori, gli operai, i medici, gli infermieri, gli psicologi, i ricercatori del futuro. Saremo noi la classe del futuro. La democrazia è un privilegio di cui non tutti godono, non tutti possono dar voce alle proprie idee, al proprio desiderio di giustizia, cerchiamo tutti noi quindi di farci sentire ad alta voce in nome della libertà di cui godiamo.

Noi giovani, il futuro.


Articolo a cura di: Valentina Alessia Aprile