Ma perché in America ci sono solo due partiti?


Ma perché in America ci sono solo due partiti?


Iniziamo rovinando tutto. No, in America non ci sono solo due partiti.

Al fianco dei più famosi partiti, Repubblicano e Democratico, ci sono decine di altri partiti e gruppi. Fra i più noti abbiamo il Partito Libertario e Il Partito Verde e fra i più memorabili il Partito Pirata e l’American Shopping Party (perché lo shopping è una cosa seria).


Perché questi partiti sono praticamente sconosciuti?


Per capirlo dobbiamo tornare indietro a quando in America non solo non c’erano i partiti, ma questi non piacevano neanche così tanto. Quando venne eletto George Washington, il primo presidente americano, non esistevano partiti, e lo stesso Washington fu sempre contro una politica basata su questi, tanto da scrivere nel suo messaggio di addio al servizio pubblico del 1796:


“Il dominio alternato di una frazione sull’altra, affilato dallo spirito di vendetta, naturale al dissenso dei partiti […] è esso stesso uno spaventoso dispotismo.”


E ancora:


“Le malizie continue e comuni dello spirito del partito servono solo a distrarre i consigli pubblici e indebolire la pubblica amministrazione”.


Lo spirito antipartitico di Washington durò quanto una salsiccia in una vasca di piranha. Già nel 1797, anno in cui Washington terminò il suo secondo mandato, il paese era diviso fra il Partito Federalista (conservatore e industrialista) di Hamilton e il Partito Democratico-Repubblicano (social-liberista e ruralista) di Jefferson e Madison. Fino a metà ‘800 i due partiti subirono molti mutamenti. Il Partito Federalista si sciolse e alcuni ex membri confluirono nel Democratico-Repubblicano, che, diviso da correnti sempre più distanti si divise. Non importa il dove o il quando, la sinistra tende sempre alla scissione.

Nacquero così il Partito Democratico e Partito Repubblicano Nazionale, poi Whig Party e che nel 1854 assunse la denominazione usata ancora oggi Partito Repubblica.


Perché due partiti dominano su tutti gli altri?


Perché conviene.

Il sistema elettorale americano è indiretto, vale a dire che i cittadini non danno il loro voto direttamente al candidato presidente, ma esprimono una preferenza che dovrà essere riportata a Washington dai Grandi Elettori, un insieme di 538 elettori che formano il collegio elettorale. Ogni stato ha i suoi grandi elettori, in numero variabile e, quasi, proporzionale alla popolazione. Il sistema elettorale, inoltre, è del tipo “first-past-the-post” (il nostro uninominale secco), quindi il candidato che ha la maggioranza relativa prende tutti i grandi elettori. Chi vince prende tutto. Questo è un sistema che premia fortemente i grossi partiti, ed è per questo che sia il Partito Democratico che quello Repubblicano hanno al loro interno molte correnti, spesso anche in contrasto fra di loro, ma si sa: più correnti equivale a più voti.


Quindi è inutile votare gli altri partiti?


Non necessariamente.

Votare un terzo candidato può, nelle giuste circostanze, avere un fortissimo impatto sulla politica nazionale. La legge americana infatti stabilisce che se un terzo candidato riceve almeno il 5% dei voti, il suo partito può essere idoneo a ricevere fondi elettorali federali, molto utili nelle costosissime campagne elettorali.


In soldoni: i partiti in America sono come gli Avengers. Ce ne sono tanti e alcuni sono anche interessanti, ma alla fine gira sempre tutto intorno ai soliti noti.