Liberarsi del passato per vivere nel presente: l’insegnamento di Onward-Oltre la magia


Disponibile sulla piattaforma Disney+ dal 7 gennaio, Onward è qualcosa che va oltre la perfetta colonna sonora e l’analisi del rapporto familiare, tema già noto con Elsa e Anna in Frozen-Il regno di ghiaccio, 53esimo classico Disney. Il regista Dan Scanlon trasse l’ispirazione da vicende personali: "la storia del film è ispirata al rapporto con mio fratello e al legame con nostro padre, mancato quando avevo solo un anno. Un parente stretto ci inviò una registrazioni in cui papà pronunciava solo 'Ciao' e 'Arrivederci' (come poi accade ai protagonisti del film). . . Fu magico, che opportunità fantastica sarebbe trascorrere un giorno con chi non c'è più."


I’d trade all of my tomorrows, for a single yesterday.

Cantava Janice Joplin. Scambiare tutti i propri domani per un solo ieri. Onward lo definirei come un buddy movie, un sottogenere cinematografico incentrato sull'amicizia tra due persone, nello specifico l’importanza del legame tra fratelli. Il film d’animazione si divide in due parti. La voce del padre guida lo spettatore nella prima parte, che impropriamente chiamerò “introduttiva” e dura qualche minuto, e lo accompagna in un breve excursus sul mondo magico:


In passato il mondo era pieno di meraviglia. C’era avventura, entusiasmo e ciò che più conta: c’era magia. E quella magia aiutava i bisognosi. Ma non tutti sapevano usarla così si è provato a semplificare la vita...

Con il passare del tempo la magia inizia a svanire: viene inventata la lampadina che si attiva semplicemente alzando o abbassando un interruttore, poi il gas e infine tutto il resto. Onward è un urban fantasy ambientato in tempi moderni in una città di nome Mushroomton nella quale vivono due fratelli elfi: Ian, il tipico “sfigato” adolescente insicuro di sé, e Barley, il tipico “nerd” eterno bambino appassionato di giochi di ruolo e ossessionato dalla storia. Ian non ha mai conosciuto il padre. Possiede solamente una vecchia felpa che era appartenuta a lui dei tempi del college. Per Barley, in un certo senso, è diverso. Seppur per breve tempo, almeno lui ha avuto modo di conoscerlo e ne conserva tre vividi ricordi: la barba ispida, la risata buffa e il fatto che usasse i suoi piedi come percussioni. Ian è solito fissare le fotografie appese al muro di camera sua: una foto di sua madre incinta assieme a suo padre e una foto di lui neonato in braccio alla madre e il fratellino Barley che gli gironzola intorno. Un vuoto emotivo e temporale attanaglia Ian e non può essere colmato nemmeno dall’unico ricordo “di seconda mano” che gli resta del padre: una cassetta. L’unico ricordo del padre è una cassetta, una prova di registrazione della sua voce. Ian la riascolta ossessivamente, quasi come se riuscisse a riportarlo in vita, finge persino di parlare con lui, di rispondere alle sue domande. È una magra consolazione per il tempo che gli è stato rubato: è come se stesse conversando e passando del tempo con lui. Il padre ha lottato per sopravvivere il più a lungo possibile, almeno per vederlo nascere, ma la malattia ha avuto la meglio.


Il sedicesimo compleanno di Ian potrebbe essere per lui un’occasione speciale perché potrebbe rappresentare un nuovo inizio. Ian cerca di autoconvincersi stilando una lista di buoni propositi e, per una volta nella vita, prende in mano le redini, osa: prova a farsi valere con i suoi compagni di classe, si offre volontario per primo per imparare a guidare (percepisco la sua ansia da immissione nell’autostrada), decide di invitare alcuni amici alla sua festa di compleanno. . .ma soprattutto, scritto in caratteri cubitali, desidera essere come suo padre. Una sorpresa inaspettata attende i due fratelli. La madre aveva promesso di consegnare un regalo da parte del padre, solo quando entrambi avrebbero compiuto sedici anni. Il primo involucro contiene un lungo bastone. Un bastone magico. Barley è un vero intenditore di oggetti magici e sa che per attivare un oggetto del genere vi è bisogno di un secondo item altrettanto potente: la rara gemma della fenice. Il regalo è accompagnato da una lettera: questa spiega come lanciare un “incantesimo evocativo” per riportare il padre in vita, per un solo giorno:

Un solo giorno, nulla di più, rinascer io potrò. Finché il sole domani andrà giù, per la terra camminerò.

Barley prova a farlo funzionare, ripete più e più volte l’incantesimo e sfida tutte le schegge del mondo impugnando il bastone magico diversamente. Niente. Neanche un piccolo scintillio. Deluso, Ian si rinchiude in camera sua e riflette su quelle lettere incise nero su bianco. Le ripete ad alta voce per sentirle più vere e. . . succede qualcosa. Gli oggetti sparsi nella sua camera cominciano a librare. L’incantesimo fa effetto: iniziano a spuntare dei piedi, poi le caviglie, le gambe, le anche, la cintura. . . Ian perde il controllo, la gemma finisce in frantumi e l’incantesimo si realizza per metà. Questo, secondo me, è il vero tocco di stile Pixar. Magari sarà il classico esempio l’autore dice che il cielo è grigio perché è in arrivo un temporale mentre i grandi critici spaziano tra interpretazioni che includono il senso di vuoto della vita, la monotonia della quotidianità, la solitudine etc. L’incantesimo si realizza a metà e anche la conoscenza che Ian ha del padre resta a metà: lo “conosce” attraverso le parole di altri. La madre ha mantenuto vivo il ricordo del proprio compagno e il fratello ha condiviso con lui gli unici tre ricordi che possiede. Ian ha avuto modo di conoscere un aspetto diverso del padre grazie ad una conversazione casuale con uno sconosciuto in un centro commerciale: questi ha riconosciuto la felpa del college e gli ha raccontato qualche aneddoto sui tempi passati. Qui mi vedo costretta a fermarmi perché non vorrei rovinarvi il finale.


Onward significa "avanti" e credo sia proprio questo il messaggio del film: è bene guardare al passato perché questo può impartirci delle lezioni importanti, può aiutarci a migliorare e rafforzarci, ma non si può vivere per sempre nel passato. Bisogna perciò guardare “avanti”, vivere veramente e sfruttando pienamente il massimo potenziale di cui disponiamo. Ian ha una sorta di epifania finale: era alla ricerca di qualcosa che andava oltre, chissà in quale luogo sperduto eppure tutto ciò di cui aveva bisogno lo aveva già davanti ai suoi occhi, in una forma diversa sì, ma pur sempre lì davanti a lui.


Le polemiche non sono però mancate. Si tratta del primo film in cui appare un personaggio LGBTQI+, la poliziotta ciclope Specter che risponde di avere una moglie. Ve lo posso assicurare, è una scena minima che può sfuggire se non si presta attenzione o ci si distrae per un secondo. Eppure, ha creato scalpore. Nella versione russa viene omesso questo particolare optando per un generico "partner", mentre nel doppiaggio arabo, il copione parla della figlia della sorella (sorte simile è toccata anche al doppiaggio polacco). In altri paesi come Kuwait, Oman, Qatar e Arabia Saudita il film è stato escluso (come successe in precedenza con il live action della Bella e la Bestia e l’omosessualità de Le Tont).