Jingle Jangle: a Christmas journey. Tra inclusività e magia del Natale


Arriva quindi il Natale, e quale miglior modo per attendere questa festa se non guardando un paio di film a tema? Netflix, come ogni anno, ci delizia con le sue uscite, presentandoci tra le tante scelte un fantastico film-musical. Beh, fino a qui niente di nuovo, direte voi, ma la particolarità di questo film di cui vi parlerò porta con se dei messaggi oserei dire… puri. Jingle Jangle: un’avventura natalizia, è una scoperta (ammetto di averlo rivisto almeno 4 volte): ma da dove partire?


Siamo nella pittoresca e colorata cittadina di Cobbleton, dove esiste un famoso negozio di giocattoli, tutti ideati dall’inventore Jeronicus Jangle. La vicenda segue proprio la storia di questo inventore, al quale viene sottratto da parte dell’assistente Gustafson il suo quaderno delle invenzioni, lasciandolo in miseria. Mr. Jangle vede quindi cadere intorno a sé il suo impero fatto di bizzarre invenzioni e giocattoli, demoralizzandosi; il compito di far ritrovare il sorriso a questo burbero ex inventore (che a tratti confesso avermi ricordato Ebenezer Scrooge) è proprio la sua unica nipotina Journey, dotata di una mente brillante quanto la sua.


La sensazione che si percepisce alla fine del film è quello di aver guardato un film di Natale. Scontato direte voi, ma non proprio. La presenza di un cast principalmente formato da persone nere ha un ruolo fondamentale. E la nostra riflessione parte proprio dal cast.

Siamo sempre stati abituati a vedere sullo schermo film natalizi con cast principalmente caucasico. Mamma ho perso l’aereo, Elf, Jack Frost, Miracolo sulla 24 strada, si anche Una poltrona per due, dove ovviamente abbiamo una fantastica interpretazione di Eddy Murphy. Ma attori neri hanno sempre avuto un ruolo secondario marginale, mai principale, o comunque affiancati sempre da attori caucasici.


Ciò che quindi colpisce è che in concomitanza con il periodo storico che stiamo vivendo (mi riferisco al movimento BLM) forse finalmente stiamo arrivando ad una svolta cruciale: la necessità di rappresentare le persone nere anche nei film “normali”! (che non siano film che riguardano solo la schiavitù). Sappiamo perfettamente che i prodotti creati dai media hanno un ruolo importante, soprattutto nell’esperienza dei piccoli spettatori che vengono influenzati inconsapevolmente nella loro visione del mondo. Quale miglior modo quindi se non partire da un film natalizio per famiglie che sensibilizzi le giovani menti?


Jingle Jangle non è un Black movie, ma è un SEMPLICE film di Natale che si speri, poter entrare nel canone. La delicatezza con cui il regista racconta la Blackness e il modo in cui la celebra è davvero spaventosa: le musiche si contaminano di soul, R&B, dance affondando le loro radici nel mondo afro-americano. Gli stessi balletti sono una celebrazione alle danze afro. La Blackness c’è e non viene oscurata, anzi si sposa perfettamente con il tema principale magico e fantastico.


Ciò che però impatta di più è la presenza dei bambini: Journey, Edison, Jessica sono tutti bambini neri che vivono di grandi sogni e speranze e costituiscono il motore della trama. L’astuzia, l’ingegno la creatività sono rappresentati da loro. E quanto è importante al mondo d’oggi farli comparire sullo schermo in queste vesti? Sono personaggi neri e sono eroici, coraggiosi e permettono ai piccoli spettatori neri di poter sognare e vedersi rappresentati in vesti eroiche.


Jingle Jangle è quindi un film natalizio rivoluzionario senza l’intento di esserlo effettivamente. Il massaggio d’inclusione e rappresentazione colpisce come un pugno nello stomaco e in maniera silenziosa. La scena che forse più lo rappresenta è una semplice sfida a palle di neve. Qui vediamo grandi, piccini, bianchi, neri, asiatici giocare e divertirsi, perfettamente in armonia tra di loro. Tutti ballano, ridono e cantano rappresentando una società multiculturale ancora oggi purtroppo un po’ utopica. Normalizzando qualcosa che dovrebbe esser già normale.


Curiosità: sapevate che quest’opera era inizialmente destinata al teatro? Non pensate anche voi che il robot Buddy 3000 ricordi tantissimo Wall-e?


Articolo a cura di: Federica Muzzillo