Il surreale caso dell’Oasi Siwana

In una zona molto piccola e isolata del territorio egiziano ha prosperato per secoli una cultura etnica unica, che in termini di apertura verso le persone omosessuali si è dimostrata estremamente avanti per il periodo, così tanto da essere osteggiata e vista come "sacrilega" dall'Occidente. Queste peculiarità sono state favorite principalmente dalle condizioni geografiche del luogo, trattandosi di una città arroccata e fortificata in prossimità di un'oasi in mezzo al deserto, situazione che ha permesso alla cultura locale di svilupparsi in una sorta di vacuum rispetto alle influenze dei vicini. Altre condizioni importanti per Siwa sono state anche le tradizioni di questo gruppo di persone, che le porta a costruire fortificazioni non solo fisiche ma anche comportamentali verso gli estranei.


Storicamente, a differenza di tutto l’Egitto e di tutto il Medio Oriente, nell'Oasi Siwana era non solo socialmente accettato avere rapporti omosessuali, ma erano anche presenti riti religiosi e consuetudini che sancivano l’unione tra due uomini. Le motivazioni teorizzate dietro questa peculiarità sono molte, e spiccano tra queste le condizioni demografiche dell’area e l’imposizione alla classe dei contadini, gli Zagallah, di non unirsi con donne prima dei quarant'anni di età. A causa di chiusure e soppressioni che vedremo successivamente, ricostruire completamente questi e molti altri aspetti della cultura siwana oggi è difficile, se non impossibile. Tuttavia, dalle informazioni che sono comunque filtrate attraverso la censura dal Governo Egiziano è chiaro che i rapporti omosessuali non avessero solo un ruolo socialmente funzionale, ma che godessero anche di una fluente romanticizzazione sotto diverse forme d'arte.


La scoperta di questa bizzarra situazione fu merito dell’esploratore tedesco George Steindorff, che descrisse i banchetti celebrativi successivi alle unioni omosessuali, rimanendo sbalordito dal loro sfarzo. Trent'anni dopo diversi altri esploratori descrissero il gruppo etnico con decisamente meno neutralità, definendolo come un popolo estremamente amorale e primitivo, spettacolarizzando la scoperta e affermando che si trattasse probabilmente dei discendenti della mitica città di Sodoma. Anche alcune truppe militari inglesi confermarono la "degenerazione" degli abitanti dell'area Siwana dopo aver comprovato che non si trattava semplicemente di esagerazioni o dicerie.


All'epoca le notizie sul caso fecero molto scalpore e portarono diversi studiosi, antropologi e curiosi verso l’Oasi Siwana. Nella più totale ipocrisia della società occidentale, se da un lato si rimaneva sconcertati e disgustati dalla scoperta, dall’altro Siwa diventava meta fissa di turismo sessuale, situazione che parzialmente rimane ancora in tempi moderni. Il risultato di tutte queste attenzioni, oltre all’indignazione della popolazione locale, che per tradizione era già di per sé molto refrattaria alla condivisione dei suoi usi e costumi più intimi, risultò anche in un intervento soppressivo da parte del Governo Egiziano. Vennero cancellate forme d’arte che rappresentavano l’amore omosessuale e vennero effettuate vere e proprie censure anche da parte delle autorità locali siwane. Oggi, se si passeggia per Siwa e si chiede della tradizione omosessuale ci si sente rispondere che queste cose non sono mai esistite e si scatena una reazione che replica quella che vediamo nelle persone omertose quando gli si chiede della mafia. Sembra surreale pensare che fino a nemmeno un secolo fa esportavamo orgogliosamente discriminazioni in nome del "portare civiltà", in piena linea con la mentalità coloniale, per poi retroattivamente vederci dare del torto dal nostro stesso progresso culturale. La storia dell'Oasi Siwana ci ha insegnato non solo a guardare alle culture che non conosciamo con rispetto, ma forse ci ha anche impartito una grossa lezione di umiltà.


Articolo a cura di Antonino Geloso



Bibliografia:

C. Byron, In Quest of Lost Worlds, New York 1936.

G. Steindorff, Durch die Libysche Wuste Zur Amonoase. Leipsig: Velohgen and Klasing, 1904.

M. A. Elghani, Heritage and hospitality links in hotels in Siwa, Egypt: Towards the provision of authentic experiences, Canada 2012.

Major C. S. Jarvis, Report Desert and Delta, vers. del 1947.

W. Cline, Notes on the People of Siwa, Wisconsin 1936.