Il mistero della città di Ife

Pillole di Antropologia culturale


Nel 1938 l'etnologo Leo Frobenius passò tre settimane di ricerca alla città di Ife, una città della Nigeria situata nello stato di Osun. L'etnologo fece una scoperta eccezionale: riemersero un gran numero di sculture, volti portanti corone sul capo, opere molto ben conservate e dai tratti estremamente morbidi e lineari. Chiaramente gli studiosi e gli archeologi del tempo rimasero molto sorpresi, come faceva il continente nero ad avere opere di simile fattura? Per lungo tempo gli studiosi negarono una "storicità" dell'Africa, figurarsi il credere che gli africani potessero realizzare opere così "avanzate", ma tutti dovettero ricredersi.



L'Africa fu il primo continente a emergere dopo il raffreddamento del magma, proprio per questo vi troviamo le più antiche tracce dell'uomo e le primissime opere d'arte. Siamo abituati a considerare l'Europa (e l'Occidente in generale) come cuore della storia dell'arte, ma basta davvero poco per scoprire che c'è molto di più in luoghi per troppo tempo denigrati e poco considerati a livello culturale. L'Africa, nel passato, è sempre stata studiata in funzione del dominio coloniale, tutte le fonti che abbiamo per studiare la storia dell'Africa precoloniale in realtà derivano da esploratorie missionari britannici e francesi del XIX secolo, fonti dunque "distorte" da molti pregiudizi e che vanno assolutamente decontestualizzate. Con il tempo l'etnografia e l'antropologia hanno ridato dignità all'Africa e al suo patrimonio culturale, le collezioni di Ife sono solo una "pillola" delle tante presenti nel continente. In Italia, inoltre, abbiamo avuto e vi sono tutt'ora africanisti di notevole fama che hanno contribuito a far conoscere meglio il patrimonio culturale africano: primo fra tutti lo studioso Ezio Bassani (purtroppo deceduto nel 2018), curatore di innumerevoli mostre e cataloghi, l'antropologo Bernardo Bernardi (1916-2007), l'attuale professore dell'Università degli studi di Milano-Bicocca Ivan Bargna, l'esperto di archeologia africana dell'Università degli studi di Roma Savino di Lernia (specializzato in pitture rupestri del Sahara), il professore Pierluigi Valsecchi, la professoressa Fiamingo Cristiana e molti altri.



Tornando alla scoperta di Ife, illustreremo alcune opere e le caratteristiche di questa collezione. Innanzitutto Ife non era una città qualunque, nell'Africa precoloniale era la città in cui "abitavano" gli dèi delle popolazioni yoruba (un vasto gruppo etno-linguistico presente in Africa occidentale, soprattutto in Nigeria, Benin e Sierra Leone), infatti si credeva che Ife fosse il centro principale da cui nacque il mondo: "Obatala e Oduduwa erano stati inviati da Oludumare nel mondo, quando Oduduwa creò la terra, i sedici dèi maggiori discesero dal paradiso per vivere con lui a Ile-Ife" . Non stupisce quindi che diverse opere rappresentanti personaggi illustri siano state trovate proprio qui. Il termine ufficiale con cui ci si riferisce a questa collezione è "Teste di bronzo", il termine "bronzo" in realtà è usato per convenzione, le opere sono state realizzate in ottone, zinco e terracotta.


Le collezioni sono state datate in un arco temporale abbastanza ampio: dal XII al XV secolo. I giornali britannici del tempo paragonarono le opere ad un'eredità di un "ignoto Donatello nigeriano", fu addirittura ipotizzato che fossero state realizzate al di fuori dell'Africa e poi importate a Ife, solo tempo dopo gli studiosi confermarono che si trattava di un'arte tradizionale africana. Alcune tra le opere furono trovate nel bosco di Olokun, una divinità degli yoruba, altre invece al palazzo di Oni, il sacro Re di Ife. Un sito importante in cui è stata trovata la prima opera a sinistra presente nell'immagine sottostante è l'edificio di Wunmonjie, sito nel centro della città e appartenente ad un Oni (Re) del XIX secolo.



- Immagine presa dal sito: https://www.ancient.eu/image/10301/brass-heads-from-ife/


Le caratteristiche formali rivelano volti dai tratti morbidi, naturalistici, attraversati da una serie di striature intagliate con precisione, mentre sul capo della scultura a sinistra si ha una "corona" incompleta. Gli scavi furono svolti non per trovare opere d'arte ma per altri scopi, quindi è comune che diverse opere siano state danneggiate e i "pezzi" delle corone si siano rotti. L'opera al centro mostra invece una corona ben conservata, non si ha assoluta certezza che questi volti effettivamente rappresentassero gli Oni (i Re) di Ife, ma è un'ipotesi accettabile. Le sculture sono caratterizzate da una patina verdone scuro, mentre si può notare che la corona della scultura in centro sia sul rossiccio, l'interno dell'opera centrale è cavo ed è aperta sulla sommità. Ogni opera è stata realizzata con il metodo della cera persa, il modello una volta utilizzato veniva poi distrutto, dopo averli modellati con la cera s'un nucleo di argilla, venivano rivestiti da altrettanti strati di argilla. Dopo la cottura, l'argilla si indurisce e la cera viene sciolta in modo che possa essere versata per lasciare una cavità, pronta per ricevere il metallo fuso.

Come già precisato, molto probabilmente le opere rappresentano dei Re, ma come venivano utilizzate? Si è ipotizzato che fossero impiegate in rituali funerari durante i passaggi da un Oni all'altro, celebrando comunque la continuità del Regno. Non era raro che venissero periodicamente sepolte, infatti sono state trovate negli stessi luoghi gruppi numerosi di volti. Parte delle opere sono oggi conservate al Museo Nazionale di Ife e al British Museum di Londra.


Ife ci insegna quanta meraviglia nasconda l'Africa, insieme a quelle opere potremmo citare le affascinanti maschere africane dei Dogon (del Mali), tutte opere che ispirarono alcuni tra gli artisti più famosi d'Europa, Pablo Picasso in primis. Una parte dell'arte europea che abbiamo studiato è stata ispirata da un patrimonio artistico africano che però raramente viene approfondito, è giusto conoscerlo. Dopotutto in linea d'aria l'Africa dista dall'Italia solamente ottomila chilometri circa, è vicina a noi e in questi ultimi anni più che mai sta coinvolgendo le nostre vite. - Fonti - - Per un approfondimento sulla storia africana si consiglia il testo della professoressa Anna Maria Gentili "Il leone e il cacciatore", Carocci Editore, 1995. - Per approfondire le collezioni di Ife si raccomanda il seguente catalogo della mostra tenutasi a Firenze e curata dall'italiano Ezio Bassani, da Violata Ekpo e da Omotoso Eluyemi: "Quando Dio abitava a Ife", ArtificioSkira, 2005.