Covid e cultura in Francia: occupare lo spazio per farsi sentire

Proprio come in Italia, anche in Francia da un anno a questa parte la situazione degli artisti, della cultura, dei suoi luoghi e di tutti i suoi lavoratori è critica. Mentre tutto il Paese aspetta con ansia la ripresa dell’attività culturale, alcuni di quelli che in Francia chiamiamo “gli intermittenti dello spettacolo” e altri lavoratori culturali occupano i loro luoghi di lavoro dal mese di marzo. Il 30 marzo scorso sono andata ad incontrare i protagonisti della lotta a Saint-Etienne (regione Auvergne-Rhône-Alpes) nella sala concerti Le FIL. Rinomata “Le FIL SOCIAL” (il filo sociale), la sala occupata ospita giorno e notte lavoratori del settore culturale, in parte membri intermittenti dello staff del FIL. Questi ultimi dormono nel backstage e trascorrono le giornate con i membri del servizio amministrativo, che hanno continuato a lavorare in loco fino all’ultimo lockdown. Si tratta di meno di una decina di persone, che abitano la sala nel rispetto del distanziamento sociale.


Il movimento delle occupazioni è cominciatoa a L'Odéon-Théâtre de l’Europe a Parigi il 4 marzo. Saint-Etienne è un'antica città industriale caratterizzata da un tessuto associativo, sindacale e militante molto denso. Infatti, il movimento delle occupazioni non si è fatto attendere. Occupare lo spazio è un modus operandi militante molto comune in Francia: occupazioni delle fabbriche dagli operai; occupazioni delle università da parte degli studenti e occupazioni dei teatri da parte dei lavoratori del mondo della cultura. Si tratta di un modo efficace per dare vita a una sinergia militante e creativa. Il culmine delle occupazioni in Francia fu raggiunto a maggio ‘68, quando il Théâtre de l’Odéon venne occupato dagli studenti della Sorbonne, da artisti e intellettuali.

Il Théâtre de l'Odéon a Parigi occupato nel maggio 1968. Archivi AFP.

Questo tipo di mobilitazione necessita spesso di un accordo con la direzione, che può tuttavia essere aggirato. Agisce nel tempo, fino ad ottenere una risposta soddisfacente. Anche nel 1992 e nel 2016, in occasione di riforme dello statuto degli intermittenti dello spettacolo, furono occupati vari teatri.

Lo statuto degli “intermittenti dello spettacolo” riguarda più di 275.000 artisti o tecnici del settore dello spettacolo dal vivo. Al momento si prevede il diritto a un'indennità specifica per coloro i quali abbiano maturato almeno 507 ore di lavoro negli ultimi 12 mesi. Importante ma imperfetto, questo statuto è regolarmente oggetto di discordia e di lotte politiche. Nel contesto attuale, il governo francese ha concesso questa indennità senza condizioni fino ad agosto.

Oggi, una delle rivendicazioni del movimento è la prolungazione di questa decisione per un secondo anno e delle misure per i neolaureati che non hanno ancora i vantaggi dello statuto di intermittenti. Tuttavia, i collettivi impegnati a Saint-Etienne e negli altri luoghi occupati in Francia, come la CIP (Coordination des Intermittents et Précaires) o il sindacato CGT (Confédération Générale du Travail), non si limitano a delle rivendicazioni corporative: “Nessuna riapertura senza diritti sociali!”. Una delle idee che ha fatto da sfondo al mio incontro con gli occupanti è la seguente: “Ciò che difendiamo, lo difendiamo per tutte e tutti!”.


Si parla molto dei progressi sociali come l’assicurazione contro la disoccupazione, l’assicurazione pensionistica, l’assicurazione sanitaria, diritti fondamentali del patto sociale in Francia. Tuttavia, di fatto, gli intermittenti del lavoro che sono i lavoratori precari, i disoccupati, gli studenti e i lavoratori stagionali non sempre beneficiano di questi progressi sociali. Inoltre, le riforme attuali, come quella dell’assicurazione contro la disoccupazione, non vanno nella giusta direzione.

Facciata del FIL a Saint-Etienne il 30 marzo 2021

Gli occupanti invitano tutte e tutti ad assistere e partecipare alla mobilitazione, in particolare i lavoratori precari di altri settori, come quelli impiegati nell’aiuto alla persona. Quindi, invece di dividere le lotte, tutti quelli che non riescono a lavorare in maniera continuativa si aggregano per formulare delle richieste coerenti e per proporre un cambiamento sociale. Le proposte fatte sono il frutto di riflessioni condotte da un’assemblea che si raggruppa durante gli “agorà”, una o due volte alla settimana. Questi momenti sono un'occasione per testimoniare e condividere le esperienze, ma anche per organizzare workshop (di scrittura, canto, public speaking…) e “I venerdì della rabbia”, vale a dire giornate nazionali di manifestazione precedute da riflessioni e dialoghi con l'obiettivo di ottenere risposte da parte delle autorità pubbliche. Sono nate anche altre iniziative molto interessanti, come quella promossa dagli studenti della scuola superiore di arte drammatica di Saint-Etienne, che prima dell’ultimo lockdown hanno aperto alcuni dei loro corsi agli altri studenti universitari della città. Infine, più tradizionalmente, si può far riferimento alle formazioni sindacali per conoscere i propri diritti, molto complessi per quanto riguarda gli intermittenti.


Sono uscita da questo incontro molto positiva e fiduciosa nella creatività, nella solidarietà e nell’ambizione di convergenza delle lotte di questo movimento. Ringrazio gli occupanti del FIL di Saint-Etienne, membri della CIP 42 e della CGT Précaires Saint-Etienne per il loro tempo, il loro impegno e le loro azioni.


Articolo a cura di Odessa Mourier